Venezia

Dobbiamo piangere un morto perché finalmente le autorità competenti decidano lo stop del transito delle grandi navi a Venezia? Le grandi navi da crociera non possono continuare a navigare nei canali della Laguna di Venezia, come dimostra l’incidente sfiorato ieri.
L’incidente di domenica, in cui una nave da crociera si è schiantata contro la banchina di San Basilio, è solo una delle conseguenze del traffico delle grandi navi in Laguna. Drammatica, immediatamente visibile, di impatto mediatico ed emotivo: catalizza quindi l’attenzione dei media e delle autorità e impone un’accelerazione delle decisioni, nell’ottica di un interventismo emergenziale tipico del quadro italiano.
All'interno della legge di bilancio votata dalla Camera è passata la norma che prevede la "Tassa di sbarco" (da 2,5 a 10 euro) per i visitatori che giungono a Venezia in giornata non pernottando. La misura fiscale, si legge nell'art. 1 dell'emendamento "potrebbe conseguire effetto selettivo e moderare l'accesso delle cosiddette Grandi Navi alla zona lagunare".
Venezia, Barcellona, Berlino, Parigi nell’epoca del turismo globale. Ne parliamo sabato 17 giugno, a Venezia.
Oggi pomeriggio sarò a Venezia per partecipare alla manifestazione in ricordo di Pateh Sa-bally, il ragazzo del Gambia morto annegato nel Canal Grande il 22 gennaio scorso. Una storia terribile sulla quale qualsiasi commento potrebbe apparire retorico o strumentale. Mi limiterò a manifestare in silenzio l’indignazione per questa morte assurda, per la morte dei diritti e anche del senso di umanità di quanti hanno guardato senza intervenire, insultando un ragazzo di appena 22 anni che non ha trovato una casa nemmeno nella civilissima Europa.