Voto all’estero: basta speculazioni su dati che non hanno nulla di fondato

Il numero dei votanti all'estero è completamente inventato. Ci sorprende che Palazzo Chigi abbia fornito dei dati ufficiosi: non è mai successo nella storia repubblicana. E’ molto grave inoltre che un quotidiano abbia diffuso queste stime ufficiose senza che i voti degli italiani all’estero fossero nemmeno arrivati in Italia.
Schermata-2016-12-03-alle-15.43.53

Il nume­ro dei votan­ti all’e­ste­ro è com­ple­ta­men­te inven­ta­to. Ci sor­pren­de che Palaz­zo Chi­gi abbia for­ni­to dei dati uffi­cio­si: non è mai suc­ces­so nel­la sto­ria repub­bli­ca­na. E’ mol­to gra­ve inol­tre che un quo­ti­dia­no abbia dif­fu­so que­ste sti­me uffi­cio­se sen­za che i voti degli ita­lia­ni all’estero fos­se­ro nem­me­no arri­va­ti in Ita­lia. Que­sta noti­zia ha avu­to l’effetto di sca­te­na­re una rid­da di voci e pole­mi­che solo ad uso e con­su­mo del fron­te del Sì. Gli uni­ci dati uffi­cia­li arri­ve­ran­no dal mini­ste­ro dell’Interno.

Pri­ma di dome­ni­ca sera alle 23 non è cor­ret­to fare alcu­na sti­ma, nes­su­no può sape­re come abbia­no vota­to i cit­ta­di­ni all’e­ste­ro: qual­sia­si spe­cu­la­zio­ne ten­de in modo impro­prio a influi­re sul voto degli ita­lia­ni. Se si ragio­nas­se per ipo­te­si allo­ra noi dovrem­mo dire che da sti­me che ci sono arri­va­te le pro­por­zio­ni di alcu­ni pae­si del Sud Ame­ri­ca sia­no mol­to infe­rio­ri alla media dira­ma­ta. Ma anche que­sto non sareb­be cor­ret­to. Atte­nia­mo­ci ai fat­ti e rispet­tia­mo gli elettori.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su linkedin

AIUTACI a scrivere altri articoli come quello che hai appena letto con una donazione e con il 2x1000 nella dichiarazione dei redditi aggiungendo il codice S36 nell'apposito riquadro dedicato ai partiti politici.

Se ancora non la ricevi, puoi registrarti alla nostra newsletter.
Partecipa anche tu!

Ultimi articoli

Anche ammesso che fosse condivisibile l’obiettivo di anticipare la conclusione del percorso scolastico, l’ipotesi della riduzione a quattro anni del ciclo secondario appare superficiale e semplicistica. In pratica, si tratterebbe di farcire in quattro anni gli studenti dei medesimi contenuti attualmente sviluppati in cinque.